Affittare casa
Affittare un immobile non significa solo scegliere l’inquilino giusto, ma anche individuare la formula contrattuale più conveniente dal punto di vista fiscale. In Italia, infatti, la tassazione sui redditi da locazione varia in base alla tipologia di contratto scelto, in particolare tra canone libero e canone concordato. Ognuna di queste opzioni prevede aliquote differenti, agevolazioni specifiche e impatti diversi sul rendimento dell’investimento immobiliare. In questa sezione analizziamo le principali differenze fiscali tra le due soluzioni, per aiutarti a fare una scelta consapevole e in linea con le tue esigenze.

L’aliquota del 21% si applica ai seguenti contratti:
- contratti di locazione a canone libero previsti dalla legge n. 431/1998 (art. 2, comma 1), con durata 4 + 4 anni;
- contratti di locazione regolati dal Codice civile (art. 1571 e seguenti), non rientranti nella disciplina della legge 431/1998;
- contratti a canone concordato stipulati in Comuni che non rientrano tra quelli ad alta tensione abitativa;
- locazioni turistiche e locazioni brevi relative a un solo appartamento;
- contratti di locazione di immobili categoria C/1 (fino a 600 mq) stipulati esclusivamente nel corso del 2019.
L’aliquota ridotta del 10% si applica a specifiche tipologie di contratti:
- contratti di locazione a canone concordato (3 + 2), stipulati ai sensi della legge n. 431/1998, relativi ad abitazioni situate in Comuni con carenza di disponibilità abitative, in Comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE, nei Comuni confinanti con quelli ad alta tensione abitativa;
- ai contratti di locazione stipulati entro i termini previsti dalla normativa, nei Comuni per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza a seguito di eventi calamitosi e in caso di assenza di accordi territoriali specifici, è possibile fare riferimento agli accordi in vigore nel Comune demograficamente omogeneo più vicino, anche se situato in un’altra regione;
- ai contratti a canone concordato stipulati per soddisfare esigenze abitative di studenti universitari, sulla base delle convenzioni nazionali previste dalla legge (l'agevolazione non si applica ai contratti stipulati nella forma del canone libero);
- ai contratti transitori di durata compresa tra 1 e 18 mesi, purché siano stipulati a canone concordato e riguardino immobili situati in Comuni con carenza abitativa o ad alta tensione abitativa.
Tra i Comuni considerati a elevata tensione abitativa, rientrano Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torini, Venezia ed i Comuni loro confinanti, i capoluoghi di Provincia, gli ulteriori Comuni individuati come ad alta tensione abitativa da specifiche delibere del CIPE.
In generale, il canone concordato è conveniente se il canone che puoi ottenere è più basso del libero di NON oltre il 10–12% di quello che potresti ottenere con un contratto a canone libero. Questo perché i vantaggi fiscali (cedolare secca e sconto IMU) compensano la differenza di canone.