Guide Apertura partita IVA

  • Infermieri

    Aprire la partita IVA come infermiere libero professionista è una scelta sempre più diffusa.

    Molti infermieri decidono di lavorare in autonomia in RSA, cliniche private, assistenza domiciliare o con cooperative.

    In questa guida aggiornata al 2026 trovi:

    - Qual è il codice ATECO corretto

    - Quanto si paga di tasse nel regime forfettario

    - Quanto si versa a ENPAPI

    - Quanto costa aprire la partita IVA

    - Quando conviene davvero


    Può aprire partita IVA l’infermiere:

    -  iscritto a ENPAPI

    - iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI)

    - che svolge attività in modo autonomo e continuativo


    Puoi lavorare in:

    - RSA

    - Cliniche private

    - Assistenza domiciliare

    - Strutture convenzionate

    - Collaborazioni con studi medici


    Il nuovo codice ATECO specifico per gli infermieri liberi professionisti in Italia è  86.94.01 - "Attività infermieristiche" che ha sostituito il precedente codice 86.99.09 (Altre attività paramediche indipendenti).


    La maggior parte degli infermieri sceglie il regime forfettario, perché:

    -  Imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni (se hai i requisiti)

    - Poi 15%

    - Nessuna IVA

    - Contabilità semplificata


    Esempio pratico:

    Se fatturi 30.000€:

    30.000 × 78% = 23.400€ reddito imponibile

    Su questo paghi:

    - Contributi ENPAPI

    - Imposta sostitutiva 5% o 15%


    Gli infermieri liberi professionisti devono iscriversi a ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica).

    I contributi principali sono:

    - Contributo soggettivo (percentuale sul reddito)

    - Contributo integrativo (4% in fattura)

    - Contributo maternità (quota fissa)


    Aprire la partita IVA:

    - Apertura: gratuita (telematica) 

    - Iscrizione ENPAPI: obbligatoria

    - Eventuale costo consulente

    - Tempistiche : 1-3 giorni lavorativi

    Costi annuali principali:

    - Contributi previdenziali

    - Imposta sostitutiva

    -  Compenso consulente


    Esempio reale semplificato:

    Fatturato: 40.000€

    Reddito imponibile (78%): 31.200€

    Tolti contributi + imposta:

    Netto stimato: circa 26.000–28.000€

    Ovviamente varia in base alla situazione personale.


    Conviene lasciare il lavoro dipendente se:

    - Hai più richieste di collaborazione

    - Puoi lavorare su più strutture

    - Vuoi aumentare il guadagno

    -  Cerchi flessibilità

    Non conviene se:

    - Non hai continuità lavorativa

    - Non hai ancora clienti


    Errori da evitare:

    - Scegliere il codice ATECO sbagliato

    - Non iscriversi correttamente a ENPAPI

    - Non valutare bene il regime fiscale

    - Non pianificare i contributi minimi



  • Operatori Socio Sanitari

    Se vuoi lavorare come Operatore Socio Sanitario (OSS) libero professionista, in questa guida scopri come aprire la Partita IVA, quanto costa e quante tasse e contributi dovrai pagare.


    Per aprire la Partita IVA devi inviare il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.

    Nel modulo dovrai indicare:

    -  I tuoi dati anagrafici

    - Il regime fiscale scelto (forfettario o ordinario)

    - Il codice ATECO della tua attività


    Per l’Operatore Socio Sanitario, il codice ATECO più utilizzato è:

    88.10.00 – Assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili

    (L’inquadramento può variare in base alla tipologia di attività svolta.)

    Puoi inviare il modulo:

    - Online

    - Tramite raccomandata

    - Consegnandolo a mano presso un ufficio territoriale.

    L’apertura è gratuita. Paghi solo se ti affidi a un commercialista.


    A differenza degli infermieri, l’OSS non ha una cassa previdenziale autonoma. Di norma l’Operatore Socio Sanitario con Partita IVA deve iscriversi alla:

    INPS – Gestione Separata

    L’aliquota per i professionisti senza cassa varia di anno in anno (intorno al 26% circa).

    I contributi si calcolano su:

    - 78% degli incassi se sei in regime forfettario

    - Reddito (incassi meno spese) se sei in ordinario

    A differenza di altre gestioni INPS, non è previsto un contributo minimo fisso: paghi solo in base a quanto guadagni.


    Oltre ai contributi INPS, devi pagare le imposte.

    Col Regime forfettario:

    - 5% per i primi 5 anni (se hai i requisiti)

    - 15% successivamente

    Le tasse si calcolano sul 78% degli incassi, al netto dei contributi versati.


    Col Regime ordinario

    - IRPEF dal 23% al 43%

    -  Addizionali regionali e comunali

    - IVA e maggiori adempimenti contabili


    Il regime forfettario conviene se:

    - fatturi meno di 85.000€ annui

    - hai poche spese da scaricare

    - vuoi una gestione semplice

    In molti casi è il regime più vantaggioso per chi lavora come OSS autonomo.


    Ogni OSS ha una situazione diversa:

    - Hai anche un lavoro dipendente?

    - Lavori con cooperative o privati?

    - Prevedi spese importanti?

    - Puoi accedere al 5%?


    Con una simulazione personalizzata puoi sapere:

    - Quanto pagherai di contributi

    - Quante tasse verserai

    - Quale regime ti conviene

    - Quanto ti resta netto

  • Dentisti

    Aprire e gestire una Partita IVA come dentista significa affrontare obblighi fiscali, previdenziali e amministrativi specifici.

    Per esercitare la professione di dentista è necessario:

    - iscrizione all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri,

    - apertura Partita IVA (codice ATECO 86.23.00 – Attività degli studi odontoiatrici),

    - iscrizione alla gestione previdenziale ENPAM.


    Se si opta per il Regime Forfettario, l'mposta sostitutiva sarà:

    - 5% per i primi 5 anni (start-up),

    - 15% dal sesto anno,

    - nessuna IVA in fattura,

    - nessuna ritenuta d’acconto.

    Il reddito è calcolato applicando un coefficiente di redditività (78% per attività professionali).

    I vantaggi:

    - tassazione semplificata,

    - meno adempimenti,

    - ideale per giovani dentisti o attività iniziali.


    Se si opta per il Regime Ordinario:

    - IRPEF a scaglioni (23%–43%),

    - addizionali regionali e comunali,

    - detrazione costi effettivi,

    - registri contabili e adempimenti IVA.

    I vantaggi:

    - possibilità di dedurre integralmente le spese,

    - più conveniente in presenza di costi elevati (studio, attrezzature, personale).


    I dentisti versano i contributi alla EMPAM

    - Quota A: importo fisso obbligatorio,

    - Quota B: percentuale sul reddito libero professionale.